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Ricorso Accertamento: Procedura, Termini e Requisiti

Come Impugnare l'Avviso davanti al Giudice Tributario

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Scritto da: Avv. Donato Aggiornato il: 9 maggio 2026
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Termini, Requisiti e Iter del Ricorso contro l'Accertamento Fiscale

Se hai ricevuto un avviso di accertamento, hai 60 giorni dalla notifica per decidere come difenderti. Superato quel termine, la pretesa dell'Agenzia delle Entrate diventa definitiva e non più contestabile. Il ricorso tributario consente di chiedere al giudice l'annullamento o la rideterminazione dell'atto, con la possibilità di sospendere la riscossione durante il giudizio. Conoscere procedura, requisiti e scadenze è essenziale per non perdere il diritto all'impugnazione.

Il ricorso tributario è lo strumento con cui il contribuente chiede alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado l'annullamento o la rideterminazione di un avviso di accertamento. Il termine per proporlo è di 60 giorni dalla notifica dell'atto. È perentorio e insanabile: superarlo comporta l'inammissibilità e la definitività della pretesa.

Prima di impugnare, conviene valutare se l'atto presenta vizi rilevanti — formali o di merito — oppure se la pretesa è fondata. Nel primo caso il giudice può annullare l'atto. Nel secondo, strumenti come l'accertamento con adesione riducono le sanzioni a un terzo del minimo senza il rischio della soccombenza. Se non si agisce entro i 60 giorni, l'atto diventa definitivo e l'Amministrazione procede alla riscossione coattiva.

I termini ricorso si calcolano dalla data di perfezionamento della notifica. Si contano i giorni di calendario, escludendo la sospensione feriale dal 1° al 31 agosto. Se è stata presentata istanza di adesione, il termine si sospende per 90 giorni.

Il ricorso deve contenere l'indicazione della Corte adita, i dati del ricorrente (codice fiscale, PEC), l'atto impugnato, i motivi di ricorso e il valore della lite. L'assistenza di un difensore tributarista è obbligatoria per controversie superiori a 3.000 euro. I motivi possono riguardare vizi formali — come difetto di motivazione o vizio di notifica — oppure vizi sostanziali sul merito della pretesa.

Dal 2 settembre 2024, il processo tributario è integralmente telematico. La notifica ricorso avviene via PEC. Il deposito ricorso si perfeziona sulla piattaforma SIGIT entro 30 giorni dalla notifica, con firma digitale CAdES o PAdES. Chi impugna un accertamento IMU segue la stessa procedura, con il Comune come ente resistente.

Per tutte le controversie tributarie, a prescindere dal valore, si procede direttamente con la costituzione in giudizio entro 30 giorni dalla notifica del ricorso. La sentenza primo grado può annullare l'atto, confermarlo o rideterminare l'imposta. L'appello tributario alla Corte di secondo grado va proposto entro 60 giorni, con eventuale ricorso in Cassazione per soli motivi di diritto. La sospensione esecuzione dell'atto è ottenibile dimostrando un danno grave e irreparabile. I costi comprendono il contributo unificato, proporzionale al valore della lite, l'onorario del difensore e il rischio di condanna alle spese processuali. La conciliazione giudiziale (art. 48 e 48-bis D.Lgs. 546/1992) consente in qualsiasi grado una definizione concordata con sanzioni ridotte.

Il termine di 60 giorni dalla notifica segna il confine entro cui il contribuente dispone di tutte le opzioni difensive: ricorso, adesione con sospensione di 90 giorni, acquiescenza, cioè l'accettazione dell'atto con sanzioni ridotte. Oltre quel limite, la pretesa diventa incontestabile.

Il Ricorso Tributario: Cos'è e Quando Proporlo

Il ricorso tributario è l'atto con cui il contribuente impugna un avviso di accertamento davanti alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado. Va notificato all'ente impositore entro 60 giorni dalla ricezione dell'atto, tramite PEC, e depositato telematicamente presso la Corte entro i successivi 30 giorni.

Chi riceve un atto impositivo dall'Agenzia delle Entrate o da un ente locale può presentare ricorso tributario per chiederne l'annullamento in sede giurisdizionale. Come illustrato nella guida alla difesa da accertamento fiscale, il ricorso accertamento fiscale dà avvio al contenzioso tributario disciplinato dal D.Lgs. 546/1992. L'impugnazione accertamento si propone alla Commissione Tributaria Provinciale — oggi Corte di Giustizia Tributaria di primo grado — ed è ammessa contro gli atti elencati dall'art. 19 dello stesso decreto.

Prima di avviare il processo tributario, è opportuno valutare le alternative disponibili nell'ambito dell'accertamento fiscale: l'acquiescenza riduce le sanzioni rinunciando all'impugnazione, l'autotutela tributaria consente l'annullamento in via amministrativa senza sospendere i termini. Il ravvedimento operoso, invece, è utilizzabile solo prima della notifica dell'avviso di accertamento, ad esempio dopo un processo verbale di constatazione o uno schema d'atto. Quando l'atto origina da un processo verbale constatazione, i vizi formali emersi in istruttoria sono contestabili direttamente nel ricorso.

Quando conviene fare ricorso contro l'accertamento?

La convenienza del ricorso dipende dalla fondatezza della pretesa tributaria. Se l'accertamento presenta vizi rilevanti — formali o di merito — l'impugnazione può portare all'annullamento totale o parziale dell'atto. Quando invece la pretesa è fondata, gli strumenti deflativi offrono un risparmio certo sulle sanzioni.

Il ricorso comporta costi (contributo unificato, onorario del difensore, rischio di condanna alle spese) da confrontare con il probabile esito. Se il vizio dell'atto è evidente — ad esempio una carenza di motivazione o un errore nella quantificazione dell'imposta — il giudice può annullare l'atto o rideterminare il dovuto, con un vantaggio che supera gli oneri processuali.

Quando la pretesa dell'ufficio appare sostanzialmente corretta, strumenti come l'accertamento con adesione garantiscono la riduzione delle sanzioni a un terzo del minimo, con definizione concordata. Il rischio di soccombenza nel ricorso, con conseguente condanna alle spese, va ponderato rispetto alla riduzione ottenibile in via stragiudiziale.

Cosa succede se non si presenta ricorso entro i termini?

Se il contribuente non impugna l'atto né esercita l'acquiescenza entro il termine perentorio di 60 giorni, l'avviso di accertamento diventa definitivo. La pretesa non è più contestabile in sede giurisdizionale, la riduzione delle sanzioni prevista dall'art. 15 del D.Lgs. 218/1997 è preclusa, e l'Amministrazione procede alla riscossione coattiva delle somme dovute, comprensive di sanzioni e interessi.

La definitività dell'atto comporta la perdita della facoltà di impugnazione: il contribuente non può più far valere né vizi formali né ragioni di merito. Per gli accertamenti esecutivi — la regola per i tributi erariali dal 2010 e per quelli locali dal 2020 — l'atto stesso costituisce titolo per la riscossione forzata senza necessità di cartella.

Resta la possibilità dell'acquiescenza, che consente una riduzione delle sanzioni a condizione di rinunciare all'impugnazione e versare entro il termine perentorio. Scaduto anche questo termine senza alcuna azione, il debito si cristallizza nell'importo pieno.

Qual è la differenza tra adesione e ricorso?

L'accertamento con adesione è una definizione concordata con l'ufficio che riduce le sanzioni a un terzo del minimo, ma presuppone il pagamento dell'imposta rideterminata. Il ricorso tributario è un'impugnazione giurisdizionale che può portare all'annullamento totale dell'atto, con il rischio della soccombenza.

La differenza adesione ricorso è sostanziale: l'adesione, disciplinata dal D.Lgs. 218/1997, è un istituto negoziale in cui contribuente e Amministrazione concordano l'imponibile e le sanzioni. Il beneficio è certo — le sanzioni scendono a un terzo — ma l'imposta concordata va versata integralmente. Il ricorso rimette invece la decisione al giudice, che può annullare l'atto o riquantificare la pretesa.

La presentazione dell'istanza di adesione sospende il termine per il ricorso di 90 giorni (art. 6, D.Lgs. 218/1997). Se il tentativo non va a buon fine, il contribuente conserva la facoltà di impugnare nel termine residuo. Per la procedura completa si veda la guida all'accertamento fiscale con adesione.

Termini e Scadenze del Ricorso Tributario

I termini ricorso hanno natura perentoria e il loro mancato rispetto determina l'inammissibilità dell'impugnazione. L'art. 21 del D.Lgs. 546/1992 fissa in 60 giorni dalla notifica dell'atto il termine per proporre l'impugnazione accertamento. La decorrenza parte dal momento in cui la notifica si perfeziona per il destinatario: per la PEC, dalla data di consegna del messaggio nella casella del contribuente; per la raccomandata, dalla data di ritiro o di compiuta giacenza.

Il ricorso commissione tributaria richiede due adempimenti distinti, ciascuno con il proprio termine. Il primo è la notifica ricorso all'ente impositore, da eseguire entro i 60 giorni. Il secondo è il deposito ricorso — la cosiddetta costituzione in giudizio — presso la Corte, da perfezionare entro i successivi 30 giorni dalla notifica. Se il contribuente ha presentato istanza di adesione, il termine per il ricorso si sospende per 90 giorni. Tuttavia, per gli atti soggetti a contraddittorio preventivo, se l'istanza è presentata nei 15 giorni successivi alla notifica dell'avviso, la sospensione è di 30 giorni (art. 6, D.Lgs. 218/1997, come modificato dal D.Lgs. 13/2024). Al termine complessivo va aggiunta la sospensione feriale dei termini processuali, che corre dal 1° al 31 agosto di ogni anno.

Come si calcola il termine per il ricorso tributario?

Il termine di 60 giorni si calcola partendo dalla data di perfezionamento della notifica per il destinatario. Si contano i giorni di calendario, escludendo il periodo di sospensione feriale (1-31 agosto). Se l'ultimo giorno cade di sabato o in un giorno festivo, la scadenza slitta al primo giorno lavorativo successivo.

Il calcolo dei termini ricorso richiede attenzione alla data esatta di ricezione. Ad esempio, per un avviso notificato via PEC il 15 settembre, il termine decorre dal 16 settembre e scade il 14 novembre. Se nel periodo è compreso il mese di agosto, quei 31 giorni non si computano e la scadenza si sposta di altrettanti giorni.

L'inammissibilità per tardività è rilevabile d'ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo, ed è insanabile. Il rispetto dei termini costituisce il primo elemento da verificare prima di qualsiasi valutazione sul merito dell'impugnazione.

Contenuto, Requisiti Formali e Motivi del Ricorso

Il ricorso commissione tributaria deve rispettare i requisiti formali ricorso previsti dall'art. 18 del D.Lgs. 546/1992: indicazione della Corte adita, dati del ricorrente (codice fiscale, PEC), ufficio resistente e atto impugnato. Devono inoltre essere indicati oggetto della domanda, motivi di ricorso, valore della lite e procura al difensore. I motivi possono essere formali — difetto di motivazione, vizio di notifica, carenza di delega alla sottoscrizione — o di natura sostanziale (vizi sostanziali), quando investono il merito della pretesa. Per i difetti procedurali dell'atto si vedano le guide ai vizi formali dell'accertamento e alla nullità dell'accertamento.

Dal 2 settembre 2024, il ricorso tributario deve rispettare l'obbligo di esposizione chiara e sintetica introdotto dall'art. 17-ter del D.Lgs. 546/1992 (D.Lgs. 220/2023): la sua inosservanza incide sulla determinazione delle spese processuali. I documenti probatori a sostegno delle ragioni del ricorrente vanno allegati al ricorso o prodotti entro i termini fissati dalla legge.

Chi può presentare il ricorso tributario?

Legittimato a proporre il ricorso è il contribuente destinatario dell'atto. Per le controversie con valore superiore a 3.000 euro, l'assistenza di un difensore tributarista abilitato è obbligatoria. Sotto questa soglia, il contribuente può stare in giudizio personalmente.

L'obbligo di assistenza tecnica è previsto dall'art. 12 del D.Lgs. 546/1992. I soggetti abilitati alla difesa davanti alle Corti di Giustizia Tributaria sono avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro. Chi può presentare ricorso in proprio resta limitato ai casi in cui il valore della controversia — calcolato sul solo tributo, al netto di sanzioni e interessi — non supera 3.000 euro.

La procura al difensore va conferita con atto specifico, sottoscritto con firma autenticata, e inserita in calce al ricorso. Senza procura valida, il ricorso è inammissibile.

Chi firma il ricorso tributario?

Il ricorso è firmato dal difensore munito di procura, con firma digitale nei formati CAdES (.p7m) o PAdES (.pdf), entrambi equivalenti. Se il contribuente agisce in proprio, la sottoscrizione è sua. L'assenza della firma comporta l'inesistenza dell'atto, salvo che la paternità sia desumibile da altri elementi.

La giurisprudenza riconosce che il difetto di sottoscrizione determina l'inesistenza dell'atto processuale solo quando la paternità non sia desumibile aliunde — vale a dire da altri elementi presenti nel fascicolo. È il caso, ad esempio, di un ricorso trasmesso dalla PEC del difensore tributarista ma privo della firma digitale sul file.

L'art. 18 del D.Lgs. 546/1992 richiede la procura speciale in calce al ricorso, con firma autenticata dal difensore. Nel processo tributario telematico, la procura viene firmata digitalmente dal contribuente e autenticata digitalmente dal difensore.

Come si redige il ricorso contro l'avviso di accertamento?

Il ricorso contro l'avviso di accertamento si compone di intestazione (Corte adita e dati del ricorrente), esposizione dei fatti, motivi di ricorso in diritto, conclusioni e indicazione del valore della lite. I requisiti formali ricorso sono stabiliti dall'art. 18 del D.Lgs. 546/1992.

La struttura del ricorso accertamento fiscale segue uno schema consolidato. Si apre con l'indicazione della Corte di Giustizia Tributaria competente e i dati identificativi del ricorrente (codice fiscale, indirizzo PEC, domicilio digitale), prosegue con l'identificazione dell'atto impugnato e la narrazione dei fatti, e si sviluppa nei motivi di ricorso — dove il contribuente espone le ragioni di illegittimità o infondatezza della pretesa.

Le conclusioni specificano la domanda — annullamento totale, parziale o rideterminazione dell'imposta — e il valore della controversia. La procura al difensore, il codice fiscale e l'indirizzo PEC completano il contenuto obbligatorio. Per i ricorsi notificati dal 2 settembre 2024, l'art. 17-ter impone un'esposizione chiara e sintetica dei fatti e dei motivi.

Notifica e Deposito Telematico del Ricorso

Dal 2 settembre 2024, il processo tributario è integralmente telematico per tutte le parti (D.Lgs. 220/2023, che ha modificato l'art. 16-bis del D.Lgs. 546/1992). La notifica ricorso all'ente impositore avviene tramite PEC, allegando il ricorso in formato PDF firmato digitalmente. La costituzione in giudizio si perfeziona con il deposito ricorso sulla piattaforma SIGIT della Corte di Giustizia Tributaria competente, entro 30 giorni dalla notifica. I formati di firma digitale accettati sono CAdES (.p7m) e PAdES (.pdf), riconosciuti come equivalenti (Circ. MEF 1/DF/2019).

Il deposito cartaceo non è più ammesso in via ordinaria: un ricorso commissione tributaria depositato in forma analogica resta valido, ma il giudice assegna un termine perentorio per la regolarizzazione telematica (art. 16-bis, comma 4-bis). In casi eccezionali, il presidente della Corte può autorizzare la modalità cartacea (art. 79).

Come si deposita il ricorso tributario?

Il deposito si effettua in via telematica sulla piattaforma SIGIT entro 30 giorni dalla notifica dell'atto all'ente impositore. Vanno allegati il ricorso firmato digitalmente, l'atto impugnato, i documenti e la ricevuta del contributo unificato, tutti in formato PDF/A.

Il sistema rilascia una ricevuta telematica che certifica data e ora del deposito. Il mancato deposito entro il termine di 30 giorni dalla notifica determina l'inammissibilità del ricorso. La Corte competente è quella nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio che ha emesso l'atto.

Per i ricorsi nativi digitali privi di firma, le Sezioni Unite della Cassazione (Cass. SS.UU. n. 6477/2024) hanno stabilito che l'atto è ammissibile quando la sua paternità risulti certa da elementi univoci, come la provenienza dalla PEC del difensore. Al contrario, la sottoscrizione analogica di un ricorso prodotto in forma digitale può determinare l'inammissibilità, poiché il formato telematico richiede firma digitale valida.

Come fare ricorso contro l'accertamento IMU?

L'accertamento IMU si impugna con le stesse regole del ricorso tributario previste dal D.Lgs. 546/1992. Il ricorso va proposto alla Commissione Tributaria Provinciale — Corte di Giustizia Tributaria — competente per il territorio del Comune che ha emesso l'atto. L'ente resistente non è l'Agenzia delle Entrate, bensì il Comune.

Dal 2020, gli accertamenti dei tributi locali — compresa l'IMU — sono immediatamente esecutivi: l'atto costituisce titolo per la riscossione coattiva senza necessità di cartella. Il ricorso accertamento fiscale segue la procedura ordinaria — notifica via PEC, deposito su SIGIT entro 30 giorni — con l'unica differenza nel soggetto resistente.

Il termine di decadenza entro cui il Comune può notificare l'avviso è il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento erano dovuti. Se l'atto è notificato oltre questo termine, il ricorso può fondarsi sul vizio di decadenza. Il valore della controversia rileva per il contributo unificato e l'obbligo di assistenza tecnica.

Come si contesta un preavviso di accertamento?

Il cosiddetto "preavviso di accertamento" — lo schema d'atto del contraddittorio endoprocedimentale — non è autonomamente impugnabile. Il contribuente risponde con osservazioni scritte entro 60 giorni e propone il ricorso solo contro l'avviso di accertamento definitivo.

Lo schema d'atto notificato nell'ambito del contraddittorio preventivo ha funzione partecipativa, non provvedimentale. Il contribuente ha diritto di presentare memorie e documenti entro il termine fissato, e l'ufficio è tenuto a valutarli prima di emettere l'atto definitivo (D.Lgs. 219/2023).

L'impugnazione accertamento va proposta contro l'avviso finale, non contro lo schema. Il termine di 60 giorni per il ricorso decorre dalla notifica dell'atto definitivo, non dallo schema preliminare. Per la fase che precede l'accertamento si consulti la guida al contraddittorio preventivo.

Mediazione Obbligatoria, Gradi di Giudizio e Costi del Processo

A seguito dell'abrogazione dell'art. 17-bis del D.Lgs. 546/1992, disposta dal D.Lgs. 220/2023, il ricorso instaura direttamente il contenzioso tributario senza la fase di reclamo/mediazione obbligatoria e senza la conseguente sospensione di 90 giorni che in precedenza caratterizzava le controversie di valore non superiore a 50.000 euro.

La sentenza di primo grado può accogliere il ricorso, rigettarlo o rideterminare la pretesa. Durante il giudizio resta possibile la conciliazione giudiziale, con sanzioni al 40% in primo grado, al 50% in appello e al 60% in Cassazione. La sentenza è impugnabile con appello tributario alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado — già commissione tributaria regionale — entro 60 giorni dalla notifica. L'ulteriore ricorso alla Corte di Cassazione è ammesso per soli motivi di diritto.

Il contribuente può chiedere la sospensione dell'esecuzione dell'atto impugnato dimostrando il rischio di danno grave e irreparabile; per la procedura cautelare si veda la guida alla sospensione dell'accertamento. In appello, la produzione di nuovi documenti probatori è limitata dall'art. 58. La rateizzazione degli importi è consentita in caso di definizione concordata della controversia.

Quanto costa il ricorso tributario?

Il costo del ricorso comprende il contributo unificato tributario, variabile in base al valore della controversia, e l'onorario del difensore. In caso di soccombenza, la parte perdente è condannata al rimborso delle spese processuali sostenute dalla controparte.

Il contributo unificato è calcolato sul valore della lite — il tributo contestato al netto di sanzioni e interessi — e varia per scaglioni. Quanto costa il ricorso tributario dipende dunque dall'entità della pretesa e dalla complessità della difesa tecnica.

Le spese processuali comprendono, oltre al contributo unificato, l'onorario del difensore e le eventuali spese di consulenza tecnica. Il principio della soccombenza impone alla parte perdente di rimborsare i costi della controparte. Per le controversie definibili attraverso la conciliazione giudiziale, il raggiungimento dell'accordo evita le spese del giudizio, sommando al risparmio la riduzione delle sanzioni al 40% del minimo previsto dalla legge.

Il Termine dei 60 Giorni Come Discrimine delle Opzioni Difensive

La scelta tra ricorso e strumenti deflativi non si esaurisce in un calcolo economico. Ogni opzione modifica l'assetto delle successive: il tentativo di adesione sospende il termine per il ricorso, la conciliazione giudiziale può intervenire in qualsiasi grado con sanzioni applicate in misura crescente. Le strade non sono alternative secche, ma sequenze concatenate in cui ciascuna scelta ridefinisce il perimetro di quelle disponibili.

Il discrimine principale resta la fondatezza della pretesa. Se la ricostruzione dell'ufficio poggia su elementi solidi, gli strumenti deflativi garantiscono un risparmio certo rispetto al rischio di soccombenza nel contenzioso tributario. Se invece l'atto presenta vizi rilevanti o la pretesa è infondata, il ricorso accertamento fiscale offre la prospettiva dell'annullamento, esito precluso a qualsiasi definizione concordata.

Il termine perentorio di 60 giorni definisce il perimetro temporale entro cui tutte le opzioni restano aperte.

Confronto Rapido

Visualizza le differenze principali in sintesi

CaratteristicaAccertamento con AdesioneRicorso Tributario
NaturaDefinizione concordata extragiudiziale tra contribuente e AmministrazioneImpugnazione giurisdizionale davanti alla Corte di Giustizia Tributaria
Riduzione sanzioniRiduzione certa a 1/3 del minimo edittaleNessuna riduzione automatica; conciliazione giudiziale: 40% in primo grado, 50% in appello, 60% in Cassazione
Esito possibilePagamento dell'imposta rideterminata concordata con l'ufficioAnnullamento totale o parziale dell'atto oppure rideterminazione dell'imposta da parte del giudice
Rischio soccombenzaNessuno: l'accordo definisce con certezza il dovutoSì: in caso di soccombenza, possibile condanna al rimborso delle spese processuali della controparte
Effetto sui terminiL'istanza di adesione sospende il termine per il ricorso di 90 giorni (30 giorni se atto soggetto a contraddittorio preventivo)Notifica entro 60 giorni dalla ricezione dell'atto; deposito su SIGIT entro i successivi 30 giorni
Quando convienePretesa dell'ufficio sostanzialmente corretta; obiettivo è ridurre le sanzioni con risultato certoAtto con vizi formali o sostanziali rilevanti; pretesa infondata o quantificata in misura eccessiva
Infografica riassuntiva: Ricorso Accertamento: Procedura, Termini e Requisiti
Schema riassuntivo dell'articolo
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Autore dell'Articolo

Avv. Donato

Avv. Donato è un avvocato tributarista specializzato nella difesa dei contribuenti contro gli atti impositivi dell'Agenzia delle Entrate. Con anni di esperienza nel contenzioso tributario, offre consulenza strategica per la risoluzione delle controversie fiscali attraverso strumenti di deflazione come l'accertamento con adesione e la mediazione tributaria.

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