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Annullamento per Doppia Imposizione: Guida Operativa

Presupposti Normativi e Procedura per Eliminare il Doppio Prelievo

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Scritto da: Avv. Donato Aggiornato il: 10 maggio 2026
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Divieto di Doppia Imposizione, Autotutela Obbligatoria e Credito d'Imposta

Se hai ricevuto due richieste di pagamento per la stessa imposta, stai subendo una doppia imposizione. Le conseguenze sono concrete: un prelievo fiscale duplicato che riduce la tua capacità economica oltre il dovuto. L'ordinamento italiano ti offre strumenti precisi per eliminare questo errore, dall'autotutela obbligatoria al credito d'imposta. Con la riforma del 2024, l'amministrazione è ora obbligata ad annullare l'atto viziato entro 90 giorni dalla tua istanza.

La doppia imposizione si verifica quando lo stesso reddito viene tassato due volte. Può essere interna, se lo stesso Stato applica due volte la stessa imposta, oppure internazionale, quando due Stati diversi tassano lo stesso reddito. L'Art. 163 TUIR (D.P.R. 917/1986) vieta espressamente questa duplicazione a tutela della capacità contributiva.

Per ottenere l'annullamento dell'atto viziato, lo strumento principale è l'autotutela tributaria. Dal 2024, grazie al D.Lgs. 219/2023, l'autotutela obbligatoria impone all'Agenzia delle Entrate di annullare gli atti manifestamente illegittimi. La doppia imposizione rientra tra i casi tassativi come "errore sul presupposto dell'imposta". La procedura è gratuita: si presenta un'istanza in carta libera con la documentazione del doppio prelievo. L'ufficio ha 90 giorni per rispondere. Se non lo fa, il silenzio-rifiuto è impugnabile davanti alla Corte di Giustizia Tributaria.

Quando la doppia imposizione si verifica, configura un vizio autonomo dell'atto. Il secondo atto impositivo emesso sullo stesso presupposto è nullo. Le casistiche più frequenti riguardano il doppio accertamento, la mancata considerazione di pagamenti già eseguito e l'errore di persona (contribuente facilmente riconoscibile nei presupposti del vizio). L'annullamento totale o parziale consente di risolvere anche le situazioni in cui la contestazione copre solo una parte dell'importo.

I termini previsti per il ricorso al giudice tributario sono di 60 giorni perentori dalla notifica dell'atto. L'istanza di autotutela non sospende questo termine: autotutela e ricorso sono strumenti paralleli. L'istanza sospensione legale (L. 228/2012) opera su un piano diverso: si presenta ad AdE-Riscossione e prevede l'annullamento automatico del debito dopo 220 giorni di silenzio dell'ente creditore. La definizione agevolata delle sanzioni consente di versare un terzo delle sanzioni residue entro 60 giorni. La rateizzazione della cartella resta disponibile per gestire il pagamento durante la controversia.

Per la doppia imposizione internazionale, il credito d'imposta (art. 165 TUIR) (art. 165 TUIR) permette di detrarre dall'imposta italiana le imposte pagate all'estero. Il calcolo avviene separatamente per ciascuno Stato, con possibilità di riporto delle eccedenze per 8 esercizi. In alternativa, la procedura amichevole (MAP) consente la consultazione diretta tra le autorità dei due Stati. La scelta dello strumento dipende dalla qualificazione del fenomeno: autotutela e ricorso per la doppia imposizione interna, credito d'imposta e convenzioni bilaterali per quella internazionale.

Cos'è la Doppia Imposizione e il Divieto Normativo

La doppia imposizione è il fenomeno tributario per cui lo stesso reddito o patrimonio viene tassato più volte. Può essere interna — quando lo stesso Stato applica la stessa imposta sullo stesso presupposto — oppure internazionale, quando due Stati diversi tassano il medesimo reddito. Il divieto di doppia imposizione è sancito dall'Art. 163 TUIR.

Il principio del divieto di doppia imposizione rappresenta uno dei cardini del sistema tributario italiano. L'Art. 163 TUIR (D.P.R. 917/1986) vieta il prelievo ripetuto sullo stesso presupposto d'imposta nei confronti del medesimo soggetto e della medesima obbligazione tributaria. Questa norma trova il proprio fondamento costituzionale nell'art. 53 della Costituzione, che tutela il principio di capacità contributiva: tassare due volte lo stesso reddito significherebbe imporre un sacrificio sproporzionato.

Sul piano procedurale, l'art. 67 del D.P.R. 600/1973 rafforza il divieto sotto il profilo dell'accertamento: mentre l'art. 163 ha rilevanza sostanziale (impedisce la ripetizione del prelievo), l'art. 67 opera come vincolo procedimentale (impedisce la duplicazione degli atti impositivi). Le due norme agiscono in modo complementare.

La giurisprudenza ha precisato i confini della doppia imposizione in senso giuridico. Perché si configuri, occorrono tre elementi: identità della stessa imposta, identità del presupposto e identità del soggetto passivo. Come stabilito dalla Cassazione civile con la sentenza n. 4400/2020 (sez. V), la tassazione degli utili societari con IRES in capo alla società e dei compensi degli amministratori con IRPEF in capo alle persone fisiche non integra una doppia imposizione giuridica, trattandosi di presupposti diversi e soggetti passivi distinti. Questa è invece una doppia imposizione economica, che l'ordinamento non vieta.

Questa guida approfondisce le procedure per ottenere l'annullamento di atti viziati dalla doppia imposizione. L'annullamento cartella esattoriale può essere richiesto attraverso diverse modalità di contestazione dell'atto illegittimo, dall'autotutela al ricorso tributario. Il quadro generale delle cartelle esattoriali offre il contesto più ampio dell'intera disciplina della riscossione.

Come funziona la doppia imposizione fiscale?

La doppia imposizione fiscale si produce quando due ordinamenti tributari — o due atti dello stesso ordinamento — assoggettano a prelievo il medesimo reddito in capo allo stesso soggetto. Il risultato è un carico fiscale che eccede la capacità contributiva effettiva, in violazione del principio di equità.

Sul piano interno, il meccanismo tipico è quello del doppio accertamento: l'amministrazione emette due atti impositivi sullo stesso presupposto, ad esempio perché il primo atto non è stato formalmente annullato prima dell'emissione del secondo. In ambito internazionale, la doppia imposizione fiscale si realizza quando lo Stato di residenza tassa il reddito mondiale del contribuente (worldwide taxation) e lo Stato della fonte applica a sua volta un prelievo sul medesimo reddito prodotto nel proprio territorio.

La distinzione tra doppia imposizione giuridica (stesso soggetto, stessa imposta, stesso presupposto) ed economica (stesso reddito tassato in capo a soggetti diversi) è determinante: solo la prima è vietata dall'ordinamento e può fondare una richiesta di annullamento.

Quando la Doppia Imposizione Configura un Motivo di Annullamento

La doppia imposizione non è solo un fenomeno fiscale da prevenire: quando si verifica, costituisce un vizio autonomo dell'atto impositivo che ne determina la nullità. Il divieto di doppia imposizione, sancito dall’Art. 163 TUIR, impedisce all'Amministrazione di accertare due volte lo stesso reddito in capo allo stesso soggetto, rendendo nullo il secondo provvedimento emesso.

Le casistiche più frequenti che danno luogo a contestazione per doppia imposizione interna riguardano diverse situazioni concrete. Il doppio accertamento sullo stesso presupposto si verifica quando l'ufficio emette un secondo avviso accertamento senza aver prima annullato il primo. La Cassazione, con la sentenza n. 27093/2019, ha chiarito che l'amministrazione non può reiterare la pretesa impositiva identica senza previo annullamento in autotutela dell'atto precedente:

la contemporanea vigenza di più atti identici integra la violazione del divieto di doppia imposizione.

Ulteriore ipotesi ricorrente è l'errore di persona o mancata considerazione di pagamenti già eseguiti: il contribuente ha già corrisposto l'imposta ma riceve una nuova richiesta per lo stesso debito. In tal caso, l'errore è facilmente riconoscibile dall'amministrazione — si tratta di un errore del contribuente facilmente riconoscibile dall'amministrazione — e l'annullamento è doveroso.

L'autotutela sostitutiva — ossia l'annullamento di un atto e la sua sostituzione con un nuovo atto emendato — deve rispettare il divieto di doppia imposizione e il diritto di difesa. La Cassazione (n. 27091/2019) ha stabilito che il secondo atto deve annullare espressamente il precedente; la CTR Calabria (sentenza n. 2825/2021) ha confermato che l'emissione di un secondo atto senza annullamento espresso integra la violazione del divieto.

Anche la duplicazione di avvisi in pendenza di giudizio è illegittima: la CTR Lombardia ha annullato nuovi avvisi doganali emessi durante la pendenza di giudizio su atti precedenti ancora efficaci.

L'annullamento può essere totale o parziale: quando la doppia imposizione riguarda solo una parte dell'atto, l'ufficio procede alla revoca limitatamente alla quota duplicata, mantenendo la pretesa per la parte legittima. L'annullamento totale o parziale consente così di risolvere anche le situazioni in cui la contestazione copre solo una frazione dell'importo richiesto.

Quali sono i motivi di annullamento dell'atto?

I motivi di annullamento dell'atto tributario comprendono: errore di persona, errore logico o di calcolo, errore sul presupposto dell'imposta, doppia imposizione, mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti, errore materiale del contribuente facilmente riconoscibile dall'amministrazione.

Questi presupposti sono espressamente elencati dalla normativa sull'autotutela e rappresentano le circostanze in cui l'annullamento può — o deve — essere disposto. La doppia imposizione è un motivo specifico e autonomo: non richiede di dimostrare altri vizi dell'atto, perché la duplicazione del prelievo è di per sé sufficiente a fondare l'illegittimità. Ad esempio, se il contribuente riceve due cartelle per lo stesso tributo relativo alla stessa annualità, la mera dimostrazione dell'identità tra i due prelievi basta a ottenere la rimozione del secondo atto.

L'Annullamento per Doppia Imposizione Tramite Autotutela

Il decreto legislativo 219/2023 (D.Lgs. 219/2023) ha riformato profondamente la disciplina dell'autotutela tributaria, introducendo nello statuto del contribuente (L. 212/2000) due nuovi articoli che distinguono tra autotutela obbligatoria e facoltativa.

L'Art. 10-quater L. 212/2000 disciplina l'autotutela obbligatoria: l'amministrazione finanziaria è tenuta ad annullare gli atti manifestamente illegittimi in sette casi tassativi, tra cui l'errore di persona, l'errore di calcolo, l'errore sul presupposto dell'imposta e l'imposizione mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti. La doppia imposizione rientra in questa categoria come "errore sul presupposto dell'imposta", secondo l'interpretazione della Circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 21/E/2024.

L'obbligo di annullamento sussiste anche per atti definitivi — entro un anno dalla definitività — e anche in pendenza di giudizio.

L'art. 10-quinquies regola l'autotutela facoltativa: quando l'illegittimità non è manifesta o non rientra nei casi tassativi previsti dal decreto, l'annullamento resta possibile ma rimesso alla valutazione discrezionale dell'ufficio dell'Agenzia delle Entrate.

La richiesta di annullamento segue una procedura gratuita. Il contribuente redige un'istanza in carta libera che espone i fatti e allega le prove della doppia imposizione. I documenti comprendono gli atti impositivi contestati, i bollettini di pagamento, le notifiche ricevute e copia del documento d'identità. La trasmissione avviene tramite PEC, servizi telematici con accesso SPID/CIE/CNS, oppure allo sportello fisico dell'ufficio competente.

L'annullamento dell'atto principale travolge automaticamente tutti gli atti consequenziali: iscrizioni a ruolo, cartelle di pagamento e atti esecutivi. L'amministrazione è inoltre tenuta alla restituzione delle somme indebitamente riscosse (Circ. AdE 198/S/1998).

In caso di annullamento parziale, il contribuente facilmente riconoscibile nei presupposti dell'errore ha a disposizione la richiesta di sgravio per la quota annullata, mentre per le somme già versate è possibile attivare la procedura di rimborso cartella annullata. Una situazione analoga si presenta quando la cartella è già stata pagata prima dell'annullamento.

La definizione agevolata sanzioni si applica in caso di autotutela parziale: l'art. 17-bis, D.Lgs. 472/1997 consente al contribuente di avvalersi della definizione agevolata prevista dall'art. 16 dello stesso decreto e dall'art. 15 del D.Lgs. 218/1997, alle medesime condizioni esistenti alla data di notifica dell'atto, purché rinunci al ricorso e l'atto non sia divenuto definitivo.

Per la procedura generale dell'annullamento in autotutela e per il modello di istanza, sono disponibili guide operative dedicate.

Come si richiede l'annullamento per doppia imposizione?

Per richiedere l'annullamento per doppia imposizione occorre presentare un'istanza in carta libera all'ufficio che ha emesso l'atto, allegando la documentazione che dimostra il doppio prelievo. La procedura è gratuita e può essere attivata tramite PEC, servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate o sportello fisico.

La sequenza operativa prevede quattro passaggi. Il primo è la verifica della cartella o dell'avviso di accertamento per identificare il presupposto duplicato. Segue la redazione dell'istanza, con i dati identificativi del contribuente, gli estremi dell'atto, la descrizione della fattispecie e le ragioni della richiesta. Il terzo passo è la trasmissione all'ufficio competente — l'ufficio che ha emesso l'atto originario — tramite PEC, portale telematico (SPID/CIE/CNS) o consegna diretta a mano. L'ufficio esamina la documentazione e comunica l'esito con raccomandata A/R sia all'ente di riscossione sia al contribuente.

Chi può richiedere l'annullamento?

L'annullamento in autotutela può essere richiesto dal contribuente destinatario dell'atto, da un terzo delegato con delega formale, oppure essere disposto d'ufficio dall'amministrazione finanziaria stessa quando rileva autonomamente l'illegittimità dell'atto.

La legittimazione attiva spetta in primo luogo al soggetto che ha subìto il doppio prelievo, ma si estende anche agli eredi e ai rappresentanti legali. L'Agenzia delle Entrate può inoltre procedere d'ufficio, senza attendere l'iniziativa di parte, quando l'errore rientra nei casi tassativi dell'art. 10-quater. In caso di istanza presentata a un ufficio incompetente dello stesso ente, questo è tenuto a trasmetterla all'ufficio corretto e la presentazione rimane idonea a impedire le decadenze (Cass. n. 30229/2018).

Cosa serve per presentare l'istanza di autotutela?

Per presentare l'istanza di autotutela servono: i dati identificativi del richiedente, gli estremi dell'atto impugnato, la descrizione dettagliata dei vizi riscontrati, la documentazione probatoria (atti impositivi, ricevute di pagamento, notifiche) e copia del documento d'identità.

La documentazione allegata è determinante per l'esito della richiesta. In caso di doppia imposizione, la prova consiste nel dimostrare l'identità del presupposto tra i due atti: stesso tributo, stesso periodo d'imposta, stesso soggetto passivo. Le quietanze di pagamento già eseguito sono essenziali quando la duplicazione riguarda importi già versati. L'istanza può essere presentata in carta semplice e non richiede l'assistenza obbligatoria di un professionista; è necessaria la sottoscrizione del richiedente o, in caso di delega, quella del delegato con allegata procura.

Come si evita la doppia imposizione fiscale?

La doppia imposizione fiscale si evita con strumenti diversi a seconda che sia interna o internazionale. Per quella interna, lo strumento è l'autotutela con annullamento dell'atto duplicato. Per quella internazionale, operano il credito d'imposta (art. 165 TUIR), le convenzioni contro le doppie imposizioni e la procedura amichevole (MAP).

Sul versante internazionale, il credito d'imposta consente al contribuente residente in Italia di detrarre dall'imposta italiana le imposte pagate a titolo definitivo all'estero. Il calcolo avviene separatamente per ciascuno Stato estero (per country limitation), secondo la formula prevista dall'art. 165 del TUIR: il credito spettante è pari al minore tra l'imposta estera effettivamente pagata e la quota di imposta italiana proporzionale al reddito estero.

L'Italia ha sottoscritto circa 100 convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni, basate sul Modello OCSE, che ripartiscono la potestà impositiva tra gli Stati contraenti. Quando la controversia non si risolve in via unilaterale, la procedura amichevole (MAP) prevede la consultazione diretta tra le autorità competenti, attivabile entro 3 anni dalla prima notifica del provvedimento contestato (art. 25 Modello OCSE).

Termini, Ricorso e Strumenti Alternativi per la Doppia Imposizione

I termini previsti per la tutela del contribuente in caso di doppia imposizione si articolano su più livelli. Il termine principale è quello perentorio di 60 giorni dalla notifica dell'atto per proporre ricorso davanti alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado (art. 21, D.Lgs. 546/1992). Il mancato rispetto comporta l'inammissibilità del ricorso. Il periodo feriale — dal 1° agosto al 31 agosto — sospende il decorso di questo termine.

Per l'autotutela obbligatoria, l'ufficio dell'Agenzia delle Entrate deve rispondere entro 90 giorni dalla ricezione dell'istanza. Decorso questo termine, il silenzio si considera rifiuto impugnabile con ricorso al giudice tributario (D.Lgs. 220/2023). Per l'istanza generica, il termine di risposta è di 120 giorni. I termini previsti per l'autotutela obbligatoria su atti definitivi fissano un limite ulteriore: l'obbligo sussiste solo se l'istanza è presentata entro un anno dalla definitività dell'atto.

Il ricorso al giudice tributario rappresenta l'alternativa alla via amministrativa dell'autotutela. I due strumenti non si escludono: possono essere attivati in parallelo. Per la disciplina specifica del ricorso avverso la cartella è disponibile una guida dedicata.

Il credito d'imposta previsto dall'art. 165 del TUIR si applica specificamente alla doppia imposizione internazionale. La detrazione dell'imposta estera definitiva dall'imposta italiana avviene per country limitation. Le eccedenze non utilizzate nell'anno possono essere riportate in avanti o indietro nei limiti temporali previsti dalla norma (carry forward/carry back).

L'istanza di sospensione legale della riscossione (L. 228/2012) opera su un piano distinto: si presenta ad Agenzia delle Entrate-Riscossione — non all'ente creditore — quando ricorrono casistiche tassative come il pagamento già avvenuto, lo sgravio dell'ente o la prescrizione. Il meccanismo della Sospensione Legale prevede un silenzio-assenso: se l'ente creditore non risponde entro il termine previsto dalla legge, il debito è annullato automaticamente per legge.

La sospensione della cartella esattoriale consente di bloccare temporaneamente la riscossione in presenza dei presupposti previsti dalla legge.

In caso di autotutela parziale, la definizione agevolata delle sanzioni consente al contribuente di versare un terzo delle sanzioni residue entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento. La rateizzazione della cartella resta disponibile come strumento per gestire il pagamento nelle more della definizione della controversia.

Quali sono i termini per presentare il ricorso?

Il termine per il ricorso è di 60 giorni perentori dalla notifica dell'atto impugnato. Il decorso è sospeso durante il periodo feriale (1° agosto – 31 agosto). Il superamento del termine comporta l'inammissibilità del ricorso, senza possibilità di sanatoria (art. 21, D.Lgs. 546/1992).

In caso di autotutela obbligatoria, se l'ufficio non risponde entro 90 giorni dalla presentazione della domanda, il contribuente può proporre ricorso avverso il silenzio-rifiuto. La notifica dell'atto segna il dies a quo: tutti i termini decorrono da quel momento, rendendo essenziale verificare la data di perfezionamento della notifica nei confronti del destinatario.

Quando presentare l'istanza di autotutela?

L'istanza di autotutela non è soggetta a un termine perentorio: può essere presentata in qualsiasi momento. Tuttavia, è essenziale sapere che l'istanza di autotutela non sospende né interrompe il termine di 60 giorni per il ricorso alla commissione tributaria.

Per l'autotutela obbligatoria su atti definitivi, la legge fissa un limite temporale: l'obbligo dell'amministrazione cessa dopo un anno dalla definitività dell'atto per mancata impugnazione. L'autotutela facoltativa, al contrario, non è soggetta ad alcun limite temporale. Il punto critico è la coesistenza con il termine di ricorso: chi presenta l'istanza di autotutela deve valutare parallelamente se proporre anche ricorso entro i 60 giorni, perché le procedure di riscossione e i termini processuali corrono indipendentemente.

Qual è la differenza tra autotutela e sospensione legale?

L'autotutela si presenta all'ente creditore e mira all'annullamento dell'atto per vizi propri (errore, doppia imposizione). La Sospensione Legale (istanza sospensione legale ex L. 228/2012) si presenta ad AdE-Riscossione per casistiche tassative e prevede l'annullamento automatico del debito dopo 220 giorni di silenzio dell'ente creditore.

Le due procedure di riscossione hanno presupposti e destinatari distinti. L'autotutela contesta la legittimità dell'atto impositivo rivolgendosi all'ufficio dell'Agenzia delle Entrate che lo ha emesso; la Sospensione Legale contesta l'esigibilità del credito rivolgendosi all'agente della riscossione. L'autotutela non ha un termine perentorio per la presentazione; l'istanza di sospensione legale deve essere presentata entro 60 giorni dalla notifica della cartella, a pena di decadenza, e non è ripetibile. Per le procedure complete, si rinvia alle guide sull'annullamento in autotutela e sulla sospensione cartella.

Il Discrimine tra Doppia Imposizione Interna e Internazionale nella Scelta dello Strumento

La doppia imposizione interna e quella internazionale condividono il risultato — un prelievo duplicato sullo stesso reddito — ma richiedono percorsi risolutivi profondamente diversi: l'autotutela e il ricorso tributario per la prima, il credito d'imposta e le convenzioni bilaterali per la seconda. Il contribuente deve innanzitutto qualificare il fenomeno, accertando se la duplicazione avviene all'interno dello stesso ordinamento o tra ordinamenti diversi, prima di individuare lo strumento adeguato.

Nella doppia imposizione interna, il fattore che orienta la scelta è la "manifesta illegittimità" dell'atto: quando il vizio è evidente e riconducibile ai casi tassativi dell'art. 10-quater, l'annullamento totale parziale in autotutela è la via più rapida perché l'amministrazione è obbligata a provvedere. Fuori da questi casi, il ricorso resta l'unico strumento con efficacia vincolante.

I 60 giorni dalla notifica rimangono il perimetro operativo entro cui tutte le opzioni restano disponibili: autotutela, ricorso, istanza di sospensione. Superata quella finestra, il ricorso non è più proponibile e l'unica via è l'autotutela — con le incertezze che ne derivano quando la doppia imposizione non si presenta come manifesta.

Confronto Rapido

Visualizza le differenze principali in sintesi

CaratteristicaAutotutelaSospensione Legale (L. 228/2012)
DestinatarioUfficio Agenzia delle Entrate che ha emesso l'attoAgenzia delle Entrate-Riscossione
FinalitàAnnullamento dell'atto per vizi propri (errore, doppia imposizione)Sospensione dell'esigibilità del credito per casistiche tassative
Termine di presentazioneNessun termine perentorio (un anno dalla definitività per atti definitivi)60 giorni dalla notifica della cartella, a pena di decadenza
Effetto del silenzio dell'enteSilenzio-rifiuto impugnabile dopo 90 giorniAnnullamento automatico del debito dopo 220 giorni
RipetibilitàSì, può essere ripresentataNo, non è ripetibile
Infografica riassuntiva: Annullamento per Doppia Imposizione: Guida Operativa
Schema riassuntivo dell'articolo
Foto di Avv. Donato

Autore dell'Articolo

Avv. Donato

Avv. Donato è un avvocato tributarista specializzato nella difesa dei contribuenti contro gli atti impositivi dell'Agenzia delle Entrate. Con anni di esperienza nel contenzioso tributario, offre consulenza strategica per la risoluzione delle controversie fiscali attraverso strumenti di deflazione come l'accertamento con adesione e la mediazione tributaria.

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